di Flaminia Balestreri e Flavio Pelliconi
Relazione
presentata al XVIII Congresso nazionale
della Società italiana di medicina psicosomatica.
Avatar, in sanscrito, significa disceso (ava) sulla Terra (tara). Gli avatar, nella tradizione vedica, sono le manifestazioni in forma umana della divinità suprema. Celebri avatar sono Krishna e Rama, ma c'è anche chi crede che Gesù di Nazareth, per esempio, fosse un avatar. Ma l'Avatar® di cui parliamo noi è un corso finalizzato alla conoscenza di se stessi, attraverso il quale prendiamo padronanza dei meccanismi psichici che governano pensieri, emozioni, sentimenti; insomma, tutta la nostra vita interiore. Si può anche dire che Avatar è un metodo per imparare a gestire l'esistenza, a vivere la vita come davvero si vuole, a cambiarla espandendone i limiti. Insomma, nella nostra accezione, Avatar è l'essere umano che smette di lottare contro se stesso, scopre e adopera l'immensa forza che ha dentro di sé.
Perché un Avatar della guarigione? Come può Avatar che non è una tecnica di guarigione in senso stretto, guarire dal punto di vista fisico, emotivo, intellettuale, spirituale? Quando si sta male, ciò che percepiamo come sofferenza, sia fisica sia psicologica, è in ogni caso collocata nel nostro corpo, cioè traducibile in un sintomo. Il dolore che percepiamo è originato dall'energia imprigionata nel sintomo. I nostri esperimenti indicano che applicando l'attenzione all'osservazione imparziale di un sintomo qualunque, cioè smettendo di resistere al dolore e quindi sperimentandolo, il sintomo cambia e l'energia in esso congestionata riprende a fluire.
Tra gli strumenti che si adoperano in Avatar per guarire, un grande rilievo è rivestito dall'attenzione e dalla conseguente capacità di gestirla nelle sue varie modalità. L'attenzione, tra le facoltà che abbiamo, è forse la più preziosa, perché rende viva qualunque cosa su cui si posi. C'è tra i mistici chi l'ha identificata con la stessa anima. Essa è, comunque, un vero e proprio potere a nostra disposizione.
Per esempio, al cinema quel che ci appassiona non è il film in sé stesso, ma il fatto che la nostra attenzione è concentrata su di esso. Proviamo a immaginare d'essere intenti alla visione di un film quando all'improvviso veniamo avvertiti che qualcosa di grave è successo alla nostra famiglia. Che fine fa il divertimento che provavamo? Le immagini del film scorrono sullo schermo come prima, ma non ci appassionano più, perché la nostra attenzione è ormai altrove.
Harry Palmer, psicologo dell'età evolutiva e creatore dei materiali Avatar, in uno dei suoi libri - RiEmergere, tecniche per esplorare la coscienza - scrive:
«La realtà viene sostenuta dall'attenzione. L'attenzione è l'energia creativa sia della coscienza che dell'universo. È la zona di transizione, dove il pensiero muta in percezione, l'area dove la coscienza si trasforma in realtà percepibile dai sensi e viceversa. Qui è dove si manifesta il fisico, dove il verbo diventa universo…Funzione della volontà è quella di decidere, mettere, spostare o rimuovere l'attenzione».
Ancora:
«Tutti i conflitti tra il sé e il mondo sorgono dall'ignoranza di questo principio: la coscienza e l'universo provengono dalla stessa origine. La volontà è una qualità di questa origine, pertanto costituisce un ponte tra il fisico e il mentale. …Ogni identità cioè il tuo nome, la tua definizione, la tua descrizione, la tua associazione, le tue capacità, si comporta come resistenza al flusso dell'attenzione. Quando questa resistenza all'attenzione supera il flusso diretto dalla volontà, sperimentiamo esaurimento, frustrazione e confusione».
L'attenzione di cui parliamo e che guarisce è di una speciale qualità: è attenzione cosciente. Cioè attenzione non solo verso l'oggetto percepito, quindi estroversa, ma rivolta anche nei confronti del soggetto percipiente e dell'effetto che si crea al suo interno, quindi introversa.
Quando vidi alla televisione l'attentato alle Twin Towers, la mia reazione immediata fu soprattutto di stupore. Stentavo a credere a quel che vedevo. Ma applicando l'attenzione cosciente, fui in grado d'osservare l'effetto che mi faceva. I muscoli del collo s'erano irrigiditi, le pulsazioni erano aumentate, la pelle s'era seccata... L'attenzione cosciente è un'attenzione che, in un certo senso, si divide tra l'evento che percepisce e l'effetto che tale percezione fa nell'osservatore, anche se, in realtà, l'attenzione è indivisibile, perché può percepire un solo oggetto per volta. Ma è tanto veloce da simulare la contemporaneità, un po' come avviene nei computer col multitasking.
L'attenzione cosciente sta nel riconoscere che l'angoscia percepita assistendo al crollo delle Twin Towers è riconducibile a una precisa sensazione del corpo; ciò vale per qualsiasi tipo di emozione senza differenza tra quelle giudicate positive e quelle giudicate negative.
Ora torniamo alla guarigione. Per esempio che cosa ci aspettiamo da una qualunque terapia se non la sparizione del sintomo doloroso?
Per produrre un tale cambiamento, l'aspirina agisce chimicamente.
Con l'agopuntura il cambiamento avviene per vie più sottili: la stimolazione di certi punti produce un diverso equilibrio dell'energia. E potrei fare altri esempi.
Il segreto di Avatar sta nell'avere compreso che l'attenzione funziona come l'aspirina!
L'attenzione cosciente, libera, potremmo dire imparziale, è un potere che applicato al sintomo provoca in esso un cambiamento liberando l'energia che vi è congestionata.
Una volta sbloccata, quella stessa energia si può trasformare in percezione di benessere.
C'è chi afferma che l'attenzione è la via dell'immortalità. Chi è attento non muore. Il disattento è come già morto.
Certo, la tendenza meccanica, diciamo innata, che tutti abbiamo è quella di fuggire dal dolore. Tuttavia rendiamoci conto che la fuga dal sintomo doloroso ne favorisce la rimozione non certo la risoluzione.
Il patto sottostante al funzionamento del processo di guarigione è quello di prenderci la responsabilità delle nostre creazioni.
Forse conoscete la storia del drago incantato. C'era una volta un drago che tutti ritenevano invincibile, perché i pochi scampati alla sua furia narravano di averlo visto diventare sempre più grande mentre fuggivano a gambe levate. Un giorno capitò da quelle parti un giovane straniero che nulla sapeva della leggenda. Incontrò il drago, sguainò la spada e gli mosse incontro. Immaginate quale fu la sua sorpresa quando s'accorse che più si avvicinava a lui, più il drago si rimpiccioliva, tanto che non ci fu neppure bisogno di ucciderlo, ma il drago, divenuto infine piccolo come una lucertola, scappò via infilandosi in un pertugio.
Mediante gli esercizi e le procedure Avatar impariamo ad apprezzare, a concederci di sperimentare anche i sintomi percepiti come dolorosi. Calandoci nel sintomo con lo spirito e la curiosità dell'osservatore, accade che il "male" si dissolva.
L'energia resa in tale modo disponibile, può quindi essere deliberatamente utilizzata per creare nuove realtà.
Questo processo può essere definito come un'operazione di riciclaggio bioenergetico; o, per rifarci alla tradizione alchemica, come un solve et coagula che avviene nel crogiuolo del nostro corpo.
L'assunto fondamentale di Avatar è che le nostre convinzioni, schemi e modelli di pensiero, spesso inconsapevoli, danno forma alle esperienze della nostra vita, creando la nostra realtà.
Ne consegue che, una volta resa disponibile l'energia congestionata nel sintomo (il solve di cui parlavo prima) ed avendo quindi dissolto – noi usiamo il termine «discreato» cioè smesso di creare – l'evento vissuto come doloroso, avremo la possibilità di creare una convinzione utile facendone l'immediata esperienza (il coagula appunto).
Liberando il nostro potenziale creativo, acquistiamo coraggio e fiducia in noi stessi, nonché la capacità di plasmare la nostra vita.
Questa è la seconda parte del processo di guarigione: discreo il dolore, creo il benessere.
Gli esercizi di creazione Avatar guidano in quello stato di coscienza dal quale ognuno forma la propria realtà. La capacità di percezione raggiunge una dimensione completamente nuova. Si acquisisce la padronanza delle proprie attività di pensiero e la mente diviene quieta. Si riconoscono le cose come sono senza interpretazioni. Valutazioni e resistenze si dissolvono ed è possibile creare nuove realtà assaporando così il significato della libertà.
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